Ecodelitti.Elementi costitutivi del delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti
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Cass. Sez. III n. 8783 del 6 marzo 2026 (UP 11 feb 2026)
Pres. Ramacci Rel. Mengoni Ric. Polimeni
Ecodelitti.Elementi costitutivi del delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti
Il delitto di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (art. 260 d.lgs. 152/2006, ora art. 452-quaterdecies c.p.) è reato abituale che richiede un'organizzazione professionale di mezzi e capitali per la gestione continuativa di ingenti quantitativi di rifiuti in modo abusivo. Tale abusività si configura non solo in assenza di autorizzazioni, ma anche in caso di violazione delle prescrizioni o gestione di tipologie di rifiuti non rientranti nel titolo abilitativo. In tema di produzione di compost, l'utilizzo di fanghi da depurazione provenienti da centri urbani superiori a 10.000 abitanti, che includono reflui industriali non assimilabili a quelli civili, rende i materiali inidonei alla produzione di ammendanti di qualità e ne determina la natura di rifiuto. Gli accertamenti tecnici volti a verificare la natura di tali materiali hanno carattere ripetibile ex art. 359 c.p.p. qualora non comportino l'alterazione o distruzione della cosa o dei luoghi, non richiedendo pertanto gli avvisi previsti dall'art. 360 c.p.p.
Urbanistica.Natura reale dell'ordine di demolizione e persistenza del titolo esecutivo
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Cass. Sez. III n. 8789 del 6 marzo 2026 (CC 11 feb 2026)
Pres. Ramacci Rel. Mengoni Ric. Cristoforo e altro
Urbanistica.Natura reale dell'ordine di demolizione e persistenza del titolo esecutivo
L'ordine di demolizione delle opere abusive, avendo natura di sanzione amministrativa accessoria a contenuto ripristinatorio, è connotato da una natura "reale" che investe direttamente il bene. Ne consegue che la dichiarata non esecutività della sentenza di condanna nei confronti di un comproprietario o coimputato (ad esempio per vizi di notifica) non impedisce l'esecuzione della demolizione dell'intero immobile qualora il titolo esecutivo sia regolarmente formato nei confronti di un altro comproprietario. Il prosieguo del giudizio di merito per uno dei soggetti può infatti riguardare solo il profilo della responsabilità penale soggettiva, ma non può intaccare l'accertata natura abusiva dell'opera, ormai coperta dal giudicato. Inoltre, il giudice dell'esecuzione non ha il potere di accertare una causa di prescrizione del reato che sia eventualmente maturata prima della formazione del giudicato e non sia stata dichiarata dal giudice della cognizione
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Urbanistica.Inefficacia della SCIA e inapplicabilità dei termini di autotutela
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Consiglio di Stato Sez. III n. 1331 del 19 febbraio 2026.
Urbanistica.Inefficacia della SCIA e inapplicabilità dei termini di autotutela
La segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) riferita a interventi edilizi che, per entità e caratteristiche strutturali, siano riconducibili alla ristrutturazione edilizia anziché al risanamento conservativo, è improduttiva di effetti qualora l'opera richieda il permesso di costruire. In tale ipotesi, non operano i termini decadenziali previsti dall’art. 21-nonies della Legge n. 241/1990, poiché detti limiti disciplinano l'annullamento di titoli efficaci e non trovano applicazione dinanzi a segnalazioni ab origine inidonee a legittimare l'intervento. La distinzione tra risanamento e ristrutturazione risiede nella conservazione o alterazione degli elementi costitutivi dell’edificio: mentre il primo mira al recupero dell'organismo esistente, la seconda ne trasforma la tipologia e la struttura, rendendo necessaria una verifica sismica e paesaggistica puntuale. Conseguentemente, l’ingiunzione di demolizione costituisce un atto dovuto e privo di discrezionalità amministrativa a fronte di opere eseguite in assenza di un valido titolo abilitativo, restando la tutela dell'affidamento del privato soccombente rispetto al ripristino della legalità violata
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Ambiente in genere.Distinzione tra invasione di terreni e occupazione arbitraria di demanio marittimo
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Cass. Sez. III n. 08784 del 6 marzo 2026 (UP 11 feb 2026)
Pres. Ramacci Rel. Mengoni Ric. Barone
Ambiente in genere.Distinzione tra invasione di terreni e occupazione arbitraria di demanio marittimo
Non sussiste contraddittorietà tra l'assoluzione dal delitto di invasione di terreni (art. 633 cod. pen.) e la condanna per occupazione arbitraria di demanio marittimo (art. 1161 cod. nav.) qualora la condotta, pur legittimata in astratto da una convenzione amministrativa che esclude l'arbitrarietà dell'ingresso, violi prescrizioni specifiche che vietano l'installazione di attrezzature balneari su tratti di spiaggia libera. L'obiettiva diversità degli interessi tutelati rende possibile il concorso tra le due fattispecie e, conseguentemente, un esito giudiziale difforme. Integra il reato di cui all'art. 1161 cod. nav. la collocazione sull'arenile di strutture quali ombrelloni e lettini destinati al noleggio giornaliero, poiché tale attività commerciale, per continuità e organizzazione, non è assimilabile alla libera fruizione della spiaggia da parte dei privati e configura un'effettiva occupazione dello spazio demaniale in violazione dei limiti della convenzione.
Beni ambientali.Qualificazione degli interventi in aree boscate
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Cass. Sez. III n. 8025 del 2 marzo 2026 (UP 28 gen 2026)
Pres. Aceto Rel. Bucca Ric. Mascello
Beni ambientali.Qualificazione degli interventi in aree boscate
In tema di reati edilizi e paesaggistici, l'intervento che consista nello spianamento del sottobosco e nella copertura con materiale inerte di un'area boscata soggetta a vincolo, finalizzato all'ampliamento di un parcheggio, non è qualificabile come di "minima entità", in quanto determina una significativa alterazione dell'assetto paesaggistico tutelato non riconducibile alle esenzioni del d.P.R. n. 31 del 2017.
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Ambiente in genere.Legittimazione ad agire dei comitati spontanei in materia ambientale
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Consiglio di Stato Sez. V n. 1385 del 20 febbraio 2026
Ambiente in genere.Legittimazione ad agire dei comitati spontanei in materia ambientale
In materia di tutela ambientale, la legittimazione al ricorso delle associazioni non iscritte nell'elenco ministeriale ex l. n. 349/1986 deve essere accertata caso per caso, verificando la sussistenza di tre presupposti cumulativi: il perseguimento statutario non occasionale di obiettivi di protezione ambientale, un adeguato grado di rappresentatività e stabilità, e un’area di afferenza ricollegabile alla zona in cui è situato il bene leso. Il requisito della stabilità deve ritenersi necessariamente escluso qualora l'ente collettivo risulti costituito in data successiva all'adozione del provvedimento impugnato, configurandosi come una struttura di carattere meramente occasionale e strumentale alla sola proposizione dell'azione giudiziaria. Ai fini della prova della legittimazione, non assumono rilievo produzioni documentali prive di data certa o che non consentano di distinguere chiaramente l'attività dell'ente da iniziative di diversa natura, non attinenti alla specifica tutela del bene a fruizione collettiva che si assume pregiudicato
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- Urbanistica.Limiti alla sostituzione della pena pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità
- Urbanistica.Onere della prova sulla datazione dell’abuso e valenza probatoria della CTU civile
- Rifiuti.Discarica abusiva e distinzione dall'abbandono occasionale
- Rifiuti.Qualificazione dei materiali come rifiuti e gerarchia di gestione
- Urbanistica. Inefficacia della sdemanializzazione dell'uso civico ai fini della revoca dell'ordine di demolizione per immobili abusivi insanabili
- Beni ambientali.Inammissibilità della sanatoria per incrementi volumetrici in zona vincolata e limiti alla consulenza tecnica
- Urbanistica.Silenzio-assenso nel permesso di costruire: distinzione tra domanda incompleta e inconfigurabile.
- Urbanistica.Configurabilità del delitto di depistaggio in relazione ad attività di ripristino dei luoghi
- Beni culturali. Natura archeologica e irrilevanza della dichiarazione formale di interesse culturale
- Urbanistica.Illegittimità dei provvedimenti sanzionatori edilizi per carenza e incongruenza dell'istruttoria tecnica
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