Rifiuti. Natura permanente del deposito incontrollato di rifiuti e regime della prescrizione
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Cass. Sez. III n. 15002 del 27 aprile 2026 (UP 26 marzo 2026)
Pres. Ramacci Rel. Calabretta Ric. Farinosi
Rifiuti. Natura permanente del deposito incontrollato di rifiuti e regime della prescrizione
In tema di gestione dei rifiuti, la contravvenzione di abbandono (art. 256, d.lgs. n. 152 del 2006) ha natura di reato istantaneo con effetti eventualmente permanenti, mentre il deposito incontrollato integra un reato permanente. Tale condotta, configurandosi come deposito "controllabile" con persistente dominio sulle cose, perdura fino alla rimozione, allo smaltimento, al recupero, al sequestro o alla sentenza di primo grado. La data di consumazione, utile ai fini della prescrizione, coincide con l'effettivo smaltimento dei rifiuti.
Urbanistica. SCIA, autotutela oltre i termini e falsa rappresentazione per omissione
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Consiglio di Stato Sez. IV n. 2973 del 14 aprile 2026
Urbanistica. SCIA, autotutela oltre i termini e falsa rappresentazione per omissione
Ai sensi dell'art. 21-nonies, comma 2-bis, l. n. 241/1990, il superamento del termine di dodici mesi per l'esercizio del potere di autotutela (o l'inibitoria postuma su S.C.I.A.) è legittimo qualora il privato abbia fornito una falsa rappresentazione della realtà, configurabile non solo con dichiarazioni mendaci, ma anche mediante l'omessa indicazione di elementi essenziali per l'istruttoria. Tale condotta omissiva, laddove riguardi circostanze decisive per la sicurezza e l’incolumità pubblica — come la presenza di impianti a rischio di incidente rilevante entro il raggio di protezione — assume efficacia causale nell'indurre in errore l'Amministrazione, impedendo il rilievo immediato del vizio. In queste ipotesi, il privato non può invocare il legittimo affidamento, poiché la propria condotta fuorviante e la mala fede oggettiva precludono la tutela della buona fede, rendendo prevalente l'interesse pubblico alla prevenzione dei rischi per la popolazione.
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Rifiuti. Pianificazione regionale dei rifiuti, fabbisogno impiantistico e tutela della concorrenza
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Consiglio di Stato Sez. IV n. 3657 del 11 maggio 2026
Rifiuti. Pianificazione regionale dei rifiuti, fabbisogno impiantistico e tutela della concorrenza
In materia di gestione dei rifiuti, le Regioni sono titolari di un ampio potere di pianificazione (ex artt. 196 e 199 d.lgs. n. 152/2006), che consente di orientare la localizzazione e quantificare il fabbisogno impiantistico regionale secondo i principi di autosufficienza e prossimità. Tale programmazione costituisce un limite vincolante per l'iniziativa economica privata (art. 41 Cost.), legittimando l’archiviazione di istanze autorizzatorie (PAUR) per impianti non coerenti con le necessità individuate dal Piano, purché frutto di discrezionalità tecnica non inficiata da manifesta illogicità. Tuttavia, mentre il servizio di raccolta può costituire oggetto di riserva monopolistica, il segmento a valle del trattamento e recupero energetico deve svolgersi in regime di libera concorrenza. È pertanto illegittima la clausola del Piano regionale che imponga una riserva di attività in favore del soggetto pubblico o l’esclusivo ricorso alla finanza di progetto per la realizzazione e gestione di detti impianti, configurando una "privativa" non prevista dalla legge e lesiva dei principi eurounitari di libertà di stabilimento e prestazione dei servizi.
Urbanistica. Reati edilizi, doppia conformità e ampiezza dell'ordine di demolizione
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Cass. Sez. III n. 14873 del 24 aprile 2026 (CC 13 feb 2026)
Pres. Gentili Rel. Pazienza Ric. PM Trib. S. Maria Capua Vetere
Urbanistica. Reati edilizi, doppia conformità e ampiezza dell'ordine di demolizione
In tema di reati edilizi, il rilascio del permesso di costruire in sanatoria ai sensi degli artt. 36 e 45 d.P.R. n. 380/2001 richiede il rispetto del requisito della "doppia conformità" alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dell'opera che a quello della presentazione della domanda. Tale conformità è esclusa qualora l'edificazione sia avvenuta senza la preventiva autorizzazione sismica, principio applicabile non solo alle strutture in cemento armato o metalliche, ma a tutte le opere realizzate in violazione della disciplina edilizia vigente. Inoltre, l'ordine di demolizione ex art. 31, comma 9, d.P.R. n. 380/2001, configurandosi come un dovere di restitutio in integrum dello stato dei luoghi, deve riguardare l'edificio nel suo complesso. Esso si estende, pertanto, non solo al manufatto originariamente contestato, ma anche a tutte le opere accessorie, complementari e alle superfetazioni realizzate successivamente alla condanna, le quali acquisiscono il medesimo carattere abusivo della costruzione principale.
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Elettrosmog. Condizioni dell'azione e prova del pregiudizio per impianti di telefonia mobile
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Consiglio di Stato Sez. VI n. 3062 del 17 aprile 2026
Elettrosmog. Condizioni dell'azione e prova del pregiudizio per impianti di telefonia mobile
Ai fini dell'impugnazione del titolo abilitativo per l'installazione di infrastrutture di comunicazione elettronica, la sola vicinitas, pur costituendo elemento necessario, non è di per sé sufficiente a radicare l'interesse al ricorso, occorrendo la prospettazione di un pregiudizio concreto ed attuale che incida sulla sfera giuridica del ricorrente. In ordine al danno alla salute, non è sufficiente il richiamo a studi scientifici generici sulla nocività delle onde elettromagnetiche, essendo necessaria la contestazione puntuale degli scenari emissivi o il superamento dei limiti di legge. Quanto al pregiudizio al panorama, la mera percezione estetica del manufatto o il fastidio soggettivo non costituiscono un danno giuridicamente apprezzabile, in assenza di una servitù di veduta costituita per titolo o usucapione. Infine, la svalutazione patrimoniale dell'immobile deve essere supportata da un principio di prova fondato su criteri oggettivi e transazioni comparabili, non essendo a tal fine sufficienti perizie di parte generiche e non asseverate
Urbanistica. Potere di controllo del giudice dell'esecuzione e frazionamento artificioso delle istanze di condono edilizio
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Cass. Sez. III n. 14240 del 20 aprile 2026 (CC 17 febbraio 2026)
Pres. Aceto Rel. Pazienza Ric. Iavarone e Pagnotta
Urbanistica. Potere di controllo del giudice dell'esecuzione e frazionamento artificioso delle istanze di condono edilizio
In tema di reati edilizi, il giudice dell'esecuzione, investito della richiesta di revoca dell'ordine di demolizione a seguito del rilascio di titoli in sanatoria, ha il potere-dovere di verificare la legittimità dell'atto concessorio sopravvenuto, accertando la sussistenza di tutti i presupposti di legge per la sua emanazione. Tale sindacato include la verifica del rispetto dei limiti volumetrici inderogabili previsti dalla normativa sul condono (d.l. n. 269 del 2003). Integra un'ipotesi di artificioso frazionamento della domanda, preclusivo della sanatoria, la presentazione di distinte istanze riferite a diverse unità immobiliari facenti parte di un unico corpo di fabbrica, qualora la realizzazione dell'intera opera sia riconducibile a un unico soggetto e la volumetria complessiva superi il limite di 750 mc, non rilevando la formale separazione delle domande volta a eludere i limiti dimensionali previsti dalla legge
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