Provvedimento di sequestro di una favela italiana: il campo nomadi di Cagliari.

di Stefano DELIPERI

Contiene e analizza aspetti di sicuro interesse il decreto di sequestro preventivo (art. 321 cod. proc. pen.) del 31 maggio 2012 con il quale il G.I.P. del Tribunale di Cagliari ha accolto la richiesta del pubblico ministero e ha disposto la misura cautelare riguardo il campo nomadi di Cagliari, situato presso la strada statale n. 554, indicando la necessità di procedere “con decorrenza immediata” a realizzare “ogni iniziativa necessaria ad assicurare la bonifica dei luoghi e la messa in sicurezza dell’area”.

Il provvedimento di sequestro preventivo ha posto termine, in buona sostanza, a una situazione di degrado ambientale e sanitario di una struttura pubblica (la titolarità del campo nomadi è del Comune di Cagliari) che progressivamente aveva raggiunto livelli da favela del quarto mondo: centocinquantasette adulti, minòri (ben 97), anziani di etnìa rom hanno vissuto per anni in una vera e propria “discarica non autorizzata” a causa del continuo riversarsi di rifiuti all’interno dei 20 mila metri quadri del campo e i periodici roghi. Nonostante investimenti dell’ordine di svariati milioni di euro in più anni, la gestione pubblica (diretta e a mezzo soggetti associativi terzi) del campo nomadi ha lasciato a desiderare, con tutta evidenza.

Per lunghi anni le reiterate denunce da parte di associazioni ecologiste e di residenti e operatori economici della zona interessata non hanno visto alcuna soluzione positiva, nonostante si potessero ipotizzare fenomeni di traffico illecito di rifiuti speciali.

Non solo, però, è apparsa chiara al Giudice del provvedimento cautelare la sussistenza del fumus della fattispecie illecita (l’avvenuta realizzazione di discarica non autorizzata ai sensi dell’art. 256, comma 3°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.), ma la persistenza della situazione avrebbe potuto portare a intuitivi peggioramenti delle condizioni ambientali e igienico-sanitarie (periculum in mora): “la situazione di pericolo per la salute umana e di grave compromissione dell’ambiente naturale in tutte le sue componenti, aria, acqua, suolo e sottosuolo, non è solo una conclusione suggerita dall’esperienza e dal senso comune – ciò di fronte alla situazione più sopra rappresentata sarebbe di per sé sufficiente a giustificare il provvedimento cautelare richiesto – ma attestata dalle ripetute segnalazioni inviate dalla A.S.L. al sindaco di Cagliari, … trasmesse già a far data dal 3 settembre 2007”.

Le successive attività di polizia giudiziaria dei Carabinieri del N.O.E. e le relazioni dei Servizi sociali del Comune di Cagliari non potevano che confortare ancor maggiormente l’urgenza e la necessità del provvedimenti di sequestro e le conseguenti attività di sgombero degli occupanti, per una successiva, profonda (e costosa), bonifica ambientale dell’area.

Di sicuro non può trattarsi di una situazione autogeneratasi e le fasi successive del procedimento penale – nonché di analoghi procedimenti aperti presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari – dovranno ricercarne le responsabilità.

 

 

Dott. Stefano Deliperi

 

 

 

N. 2733/2012 R.N.R N. 2036/2012 G.i.p.

TRIBUNALE DI CAGLIARI

Sezione dei Giudici per le indagini preliminari e dell’udienza preliminare

Decreto di sequestro preventivo

(art. 321 C.p.p)

Il Giudice dott.ssa Maria Cristina Ornano;

Letta la richiesta formulata in data 17 maggio 2012 dal Pubblico Ministero, con cui viene domandato il sequestro preventivo dell’area sita nel comune di Monserrato distinta al NCT al Foglio 4 mappali 1597-1598 ( ex 164), 1601-1602 ( ex 169), di propriètà del comune di Cagliari ed attualmente ospitante un campo di accoglienza di oltre 150 persone di etnia Rom, in relazione al reato di cui all’art. 256 co.1 e 3 D.Lgs.152/06, commesso da epoca imprecisata ad oggi ad opera di Ignoti.

Letti gli atti, ritiene questo giudice che la richiesta del Pubblico ministero debba essere accolta sussistendo sia il fumus del reato ipotizzato, sia il pericolo che nelle more il reato possa essere perpetuato e possano, comunque, aggravarsi le conseguenze del reato per cui si procede.

-I- Il compendio indiziario ed il fumus

In data 23.3.2012 (omissis) presentava una denuncia-querela alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, esponendo di essere proprietario di un terreno con annessa abitazione sito al km 5.400 del viale Monastir di Cagliari, nel quale, egli, residente a Milano, si recava solo saltuariamente in occasione dei suoi viaggi a Cagliari; che tale terreno confinava con quello di proprietà del comune di Cagliari nel quale era stato realizzato da anni il campo nomadi; che in occasione delle sue visite a Cagliari aveva constatato che da tempo nel suo fondo, lungo il muro di confine con il campo nomadi, ignoti avevano riversato una notevole quantità di rifiuti di vario genere, adibendo così di fatto stabilmente la linea di confine a discarica; che, inoltre, nel mese di gennaio aveva constatato che gran parte del muro di confine con il predetto campo ed un altro muro insistente sulla sua proprietà erano stati abbattuti ed i blocchi di cemento che li costituivano erano stati asportati, mentre la rete di recinzione posta lungo il confine pareva piegata per effetto del calore che veniva prodotto dai falò che nel vicino campo nomadi venivano di frequente accesi e che avevano anche determinato l’abbrucciamento della pineta ivi esistente. L’esponente denunciava poi le gravissime condizioni di degrado ambientale in cui versava il campo e le conseguenze dannose che da ciò derivavano al suo fondo; spiegava, infatti, che il terreno sottostante alla pineta era divenuto un acquitrinio nel quale venivano scaricate e stagnavano acque maleodoranti che per effetto del dislivello del terreno defluivano anche sul suo fondo, inquinandolo. Quanto al campo nomadi esso era sistematicamente adibito a discarica, giacchè in numerosi siti, anche accanto ai punti in cui vivevano le persone e giocavano i bambini, ammassi di rifiuti di vario genere, tra cui anche pneumatici, batterie esauste e altri materiali pericolosi e non, si alternavano a pozze d’acqua maleodoranti e probabilmente gravemente inquinate.

L’esponente denunciava ancora che, nonostante le diffide, né il comune proprietario, né altre autorità diffidate avevano adottato alcun provvedimento.

All’esposto veniva allegato un fascicolo fotografico che attestava la veridicità di quanto rappresentato dall’esponente e la drammaticità della situazione esistente nel campo e nei fondi vicini.

Il Pubblico ministero avviava l’attività di indagine, disponendo l’acquisizione di informazioni presso i Servizi sociali del comune di Cagliari e un’ispezione urgente dei luoghi che veniva delegata ai Carabinieri del N.O.E di Cagliari.

Secondo quanto risulta dall’Annotazione dei Carabinieri del N.O.E.di Cagliari del 9.5.2012, il personale di quel servizio in data 7 maggio 2012 aveva eseguito un sopralluogo nel campo Rom, provvedendo a redigere il relativo verbale e formando un fascicolo fotografico riproducente lo stato dei luoghi.

I militari avevano modo di constatare che quanto esposto dal proprietario del fondo vicino corrispondeva al vero.

Si rilevava, infatti, che all’interno del campo, esteso per una superficie di circa 20.000 mq. e nel quale erano alloggiati 157 persone, di cui ben 90 minori d’età, oltre a donne in stato di gravidanza e persone anziane, erano, oltre alle piazzole in cui erano parcheggiate auto, furgoni, e sulle quali insistevano circa 50 tra baracche in legno e roulottes, anche alcune strutture in muratura a suo tempo realizzate dal comune di Cagliari per l’accoglienza dei nomadi, ma attualmente in stato di totale degrado e abbandono; in particolare, si trattava di un edificio destinato a spazio comune denominato “polifunzionale” e di altri due, destinati a “bagni comuni “ (uno dei quali rappresentato nella foto n. 23); i militari rilevavano, poi, che non esisteva una rete fognaria, ma un sistema di serbatoi interrati con annessa stazione di pompaggio delle acque nere; acqua ed energia elettrica venivano erogate dal comune.

Come può anche ben apprezzarsi dal fascicolo fotografico allegato al verbale, i militari rilevavano nell’intero campo una situazione di grave degrado ambientale, riscontrando in particolare :

  1. che i bagni e le docce comuni (foto 23) versavano in stato di abbandono e non potevano, quindi, venire utilizzate;

  2. che negli alloggi non vi erano né servizi igienici, né acqua corrente e l’acqua veniva fatta arrivare a ciascun alloggio tramite rubinetti posticci collocati in prossimità delle piazzole, senza alcun sistema di convogliamento degli scarichi;

  3. una serie incontrollata di rivoli di acque di scarico refluiva sul terreno, in alcuni casi convogliandosi fino ad alimentare grosse pozze di liquame poste a quote inferiori del piano di campagna (foto 18 e 19 e foto n. 16, 17 del fascicolo fotografico allegato all’esposto 23.3.2012);

  4. tutto intorno alle baracche in legno ed alle roulottes erano presenti, oltre alle pozze di liquame suddette, numerosi cumuli di rifiuti di vario genere, abbandonati sul terreno e sovente su altri mucchi di rifiuti precedentemente bruciati; l’esame del corredo fotografico dimostra da un lato l’estensione e la diffusione dei cumuli, ben apprezzabili dall’aerofotogrammetria in atti, tale da interessare l’intera superficie del campo (vd. Foto allegato 1), ma anche aerofotogrammetrie allegate all’esposto denuncia di ****************), dall’altro lato la presenza di vario genere di rifiuti, tra cui numerosi anche pericolosi, quali pneumatici, batterie esauste, inerti, rifiuti ferrosi, parti elettriche ed elettroniche, materassi e altri resti di arredi, carcasse di elettrodomestici, materiali plastici, rifiuti solidi urbani, resti di manufatti in fibrocemento verosimilmente contenente amianto, il tutto addossato in grossi mucchi o abbandonati alla rinfusa sul fondo, anche lungo il confine con il terreno del signor (omissis), in ogni caso senza alcuna protezione o cautela per il terreno sottostante; inoltre, in molti punti del campo erano chiaramente visibili i segni dell’abbrucciamento sul suolo dei rifiuti, compresi pneumatici e materiali plastici, pratica notoriamente fonte di gravissimo pericolo per la salubrità dell’aria e del territorio (vd,. Fotografie da 1 24);

  5. nell’intero campo circolavano liberamente sia all’interno sia all’esterno degli alloggi, animali da cortile, come galline tenute in allevamenti domestici (foto 21) e animali da compagnia;

  6. nell’intero campo e financo all’interno degli alloggi topi, ratti e insetti si muovevano indisturbati (vedi eloquente foto 22).

 

Da quanto esposto, appare di tutta evidenza la sussistenza del fumus del reato di realizzazione di discarica non autorizzata di cui all’art. 256 comma 3 del D.Lvo 152/2006 .

Per discarica, infatti, deve intendersi ogni area adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, nonché qualunque area in cui i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno. La fattispecie della realizzazione della discarica abusiva consiste appunto nel fatto di scaricare rifiuti, con una condotta ripetuta anche se non abituale o protratta nel tempo, senza autorizzazione in un’area determinata, così trasformandola in un deposito di rifiuti (così, tra le tante Cass. Pen. sez. III 28.11.1997 n.1654; 11 aprile 1997 n.4013).

Sulla scorta di quanto emerge dagli atti ed appare ben apprezzabile attraverso l’esame del corredo fotografico, cui per miglior conoscenza si rinvia, risulta come, in assenza di autorizzazione, l’area di cui trattasi sia stata di fatto adibita a discarica di rifiuti. Appare, infatti, indubbio che l’area di proprietà comunale e attualmente adibita a campo di accoglienza per i Rom sia da tempo e attualmente, sistematicamente adibita a discarica di rifiuti che, in quanto mai autorizzata e certamente non autorizzabile in quel contesto e con quelle modalità, è abusiva e tale da integrare, alla stregua di quanto ipotizzato al Pubblico ministero procedente e di quanto risulta dagli atti, gli estremi del reato ipotizzato.

La quantità dei rifiuti presenti e la loro diffusione nell’intero campo, la loro svariata tipologia e l’incontrollato abbandono sul terreno, il trattamento degli stessi, la presenza di vegetazione sui cumuli residuati dall’abbrucciamento, attestano come l’attività di discarica sia svolta in modo sistematico e ripetuto; la quantità dei detriti, l’esistenza stessa di cumuli variamente distribuiti, come è apprezzabile dalle fotografie allegate, la disomogenità dei materiali oggetto della discarica, nonché le stesse ripetute segnalazioni inviate dalla A.S.L. fin dal settembre 2007, dimostrano come si sia in presenza di una attività consistente, ripetuta nel tempo e tendenzialmente stabile e, non, quindi, di uno stoccaggio solo provvisorio destinato a durare un breve spazio temporale.

 

-II- Il periculum: il danno all’ambiente ed alla salute delle persone e la necessità dell’immediata bonifica e messa in pristino ed in sicurezza dell’area.

In tale situazione deve ritenersi che la libera disponibilità del bene renda elevatissimo il rischio della reiterazione del reato e determini con certezza l’ aggravarsi ed il protrarsi delle conseguenze del reato mediante nuovi conferimenti di rifiuti ed il loro trattamento nel modo visto, con l’ulteriore alterazione e lesione del territorio e dell’ambiente naturale, nonché ed anzitutto, un rischio gravissimo per la salute umana; la presenza di liquami ed i cumuli di rifiuti di vario genere che stagnano sul fondo in punti adiacenti agli alloggi in cui vivono 152 persone, delle quali 90 minori e diverse donne in stato di gravidanza, oltre che anziani, quindi persone appartenenti alle categorie più vulnerabili ed esposte alla contrazione di gravi malattie, la presenza di insetti e ratti, questi ultimi notoriamente portatori di malattie estremamente pericolose per la salute umana, concorrono a determinare una situazione di elevato e concreto pericolo per le persone che alloggiano nel campo, ulteriormente aggravato dal rischio che si sviluppino malattie contagiose, così come d’altra parte segnalato dalla A.S.L..

Ed invero, la situazione di pericolo per la salute umana e di grave compromissione dell’ambiente naturale in tutte le sue componenti, aria, acqua, suolo e sottosuolo, non è solo una conclusione suggerita dall’esperienza e dal senso comune – ciò di fronte alla situazione più sopra rappresentata sarebbe di per sé sufficiente a giustificare il provvedimento cautelare richiesto – ma attestata dalle ripetute segnalazioni inviate dalla A.S.L. al sindaco di Cagliari, di cui sono in atti quelle trasmesse già a far data dal 3 settembre 2007; in particolare, nella segnalazione del 30.08.2011 che seguiva ad altre del medesimo tenore, si segnalava la gravità nella quale versava il campo nomadi e le aree circostanti “trasformati in discariche a cielo aperto con presenza di ingenti quantità di rifiuti di ogni tipo ed utilizzate per la combustione degli stessi…”; ancor più incisivi erano stati gli esiti del sopralluogo eseguito dai tecnico della Servizio Igiene e Sanità Pubblica della ASL di Cagliari in data 15.1.2010, riassunti nella relazione in atti nella quale, dopo aver descritto una situazione in tutto identica a quella rilevata dai militari del NOE nel sopralluogo del 7.5.2012, cui deve aggiungersi la segnalazione degli impianti elettrici realizzati mediante “cavi e fili volanti”, si affermava molto esplicitamente che “…. Quanto sopra descritto rende la situazione assolutamente incompatibile con la presenza di esseri umani e necessita di una importante opera di bonifica, stante il verosimile, massiccio inquinamento del suolo accumulatosi nel corso degli anni”.

Dalla gravità ed attualità del pericolo cui i beni fondamentali della salute e dell’ambiente sono esposti, deriva anche la necessità che si proceda immediatamente all’attività di bonifica e messa in sicurezza del sito, attraverso l’adozione di tutte quelle azioni che sono già state indicate dagli organi tecnici come necessarie allo scopo.

A tal riguardo giova osservare che, come già accennato, la questione della bonifica dell’area su cui insiste il campo nomadi è da tempo oggetto di un carteggio tra la ASL ed i servizi sociali del comune di Cagliari.

Nel corso delle indagini, in data 11 maggio 2012 su richiesta della Procura procedente, il Dirigente dell’Area dei Servizi al cittadino – Servizi Socio Assistenziali ed Asili Nido, presso l’Assessorato alle Politiche Sociali - del Comune di Cagliari, trasmetteva copia degli atti amministrativi riguardanti la situazione del campo ROM formati a partire dal mese di gennaio del corrente anno.

Tale documentazione conferma vieppiù la gravità della situazione più sopra rappresentata e l’improcrastinabilità dell’intervento; ed infatti, in data 20.1.12, le assistenti sociali del Comune di Cagliari trasmettevano al dirigente nota scritta in cui relazionavano in ordine al sopralluogo da loro effettuato il giorno precedente presso il campo Rom, osservando che “la condizione della struttura non consente … il mantenimento di standards igienico sanitari minimi. La difficoltà di utilizzo dei servizi igienici … non solo ostacola il mantenimento di livelli minimi di cura dell’igiene personale, ma espone i soggetti più vulnerabili all’insorgenza di patologie direttamente conseguenti dalle condizioni logistiche”. Inoltre, si rilevava che sull’area si poteva constatare la presenza di pozze d’acqua “….potabile e fognaria, spesso adiacenti, se non a diretto contatto, con fili scoperti e colonnine dell’elettricità….”, nonché di “ratti e blatte, che mettono in serio pericolo la vita degli abitanti del campo”.

Con la successiva nota del 20.2.12, le stesse assistenti sociali ribadivano l’insostenibilità della situazione sottolineando ancora una volta che “le condizioni igienico sanitarie … sono degradate al punto che, anche durante il giorno, circolano indisturbati numerosi ratti … i liquami continuano a invadere il campo……… e i terreni limitrofi………..gli abitanti del campo hanno ripreso a bruciare materiali inquinanti”.

Risulta dagli atti acquisiti che con nota dello stesso 20.2.12, il Dirigente dell’Area dei Servizi al cittadino – Servizi Socio Assistenziali ed Asili Nido, presso l’Assessorato alla Politiche Sociali del Comune di Cagliari, proponeva al Sindaco di Cagliari di adottare “un urgente provvedimento di chiusura del campo” indicandolo come “non più procrastinabile, vista la gravissima situazione in cui esso versa, sia sotto il profilo igienico sanitario, sia per quanto attiene l’ordine pubblico”.

Relativamente a quest’ultimo profilo, va qui incidentalmente osservato che, oltre alle problematiche di carattere ambientale più sopra evidenziate,la convivenza all’interno del campo di soggetti tra i quali nel tempo sono maturate forti rivalità e tensioni, favorite anche dalle condizioni di promiscuità cui gli abitanti del campo sono costretti ed allo stato di generale degrado del campo e delle sue strutture, hanno creato gravi problemi anche di ordine pubblico e di sicurezza per le persone; nel rinviare sul punto agli atti ( cfr. note in data 27.1.12, nr. 21120; 20.2.12, nr. 38938 e nr. 38947; 9.3.12, nr. 56729; 23.3.12, nr. 67751 e nr. 67919), appare pienamente condivisibile quanto osservato dal Pubblico ministero nella sua richiesta, in quanto, effettivamente, l’aggravarsi di manifestazioni d’insofferenza correlate alle condizioni della struttura e ai comportamenti devianti di alcuni membri della comunità Rom, dediti al trattamento illecito di rifiuti, in particolare mediante abbruciamento (cfr., da ultimo, la relazione del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Cagliari, in data 24.3.12 e relazione di P.G. in data 9.5.12, cit.), rendono la situazione ancor più delicata e segnalano vieppiù l’urgenza dell’intervento.

Al fine di trovare soluzione alle complesse problematiche fin qui rappresentate, l’amministrazione comunale ha elaborato un progetto triennale (anni 2012-2014) per l’inclusione sociale delle famiglie Rom attualmente ospitate presso il campo della S.S. 554.

Tale progetto, mirante a favorire innanzi tutto il passaggio alla stabilità abitativa con l’ assegnazione di singoli alloggi a ciascun nucleo familiare, la scolarizzazione dei minori, l’accesso ai servizi sul territorio, la formazione professionale e le iniziative imprenditoriali, che comporta la chiusura definitiva del campo, appare anche nel concreto soluzione utile a consentire la realizzazione di quelle opere che si rendono necessarie per la bonifica e la messa in sicurezza delle aree.

A tal riguardo si deve osservare che secondo quanto rilevato dai tecnici della Asl e da ultimo anche dal NOE, il livello di degrado è tanto elevato e diffuso e si protrae da così lungo tempo che la bonifica dell’area che, necessariamente, comprende anche il sottosuolo, richiede un’opera di preventiva liberazione del fondo interessato dalla discarica; la bonifica, sempre secondo quanto segnalato dalla ASL, e la messa in sicurezza degli impianti idrici ed elettrici presuppongono un lavoro di integrale rifacimento sia delle opere strutturali (bagni e docce comuni, ) sia dei sottoservizi e degli impianti, opere, anche queste, che per la loro entità assai difficilmente sarebbero realizzabili senza la preventiva liberazione del campo; a ciò, infine, deve aggiungersi che la discarica abusiva, come la presenza dei liquami, pur essendo certamente ascrivibili anche ad un’omessa cura dell’area da parte dell’ente proprietario peraltro alquanto risalente nel tempo, sono più direttamente riconducibili in termini di elevatissima probabilità proprio al sistematico e ripetuto sversamento incontrollato di rifiuti da parte di diversi, non identificati membri della comunità Rom, alcuni pure dediti al trattamento illecito di rifiuti, in particolare al loro abbruciamento.

Il comune ha previsto la definitiva chiusura del campo e l’attuazione del progetto descritto, per il prossimo mese di ottobre (cfr. nota nr. 71549, in data 29.3.12, a firma del Dirigente dell’Area Servizi al Cittadino – Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Cagliari).

Stante la condizione di gravissimo degrado e di pericolo più sopra segnalato, il tempo indicato non è però compatibile con l’urgenza di approntare le iniziative necessarie per salvaguardare la salute delle persone che vivono nel campo e la tutela dell’ambiente; di talchè occorre disporre il sequestro dell’area autorizzando l’amministrazione a provvedere con decorrenza immediata ad assumere ogni iniziativa utile a consentire la bonifica e la messa in sicurezza dell’area interessata dalla discarica abusiva, ad impedire la reiterazione del reato e l’aggravamento delle conseguenze dannose in atto.

Deve, pertanto, essere disposto il sequestro preventivo dell’area e, come richiesto dal Pubblico ministero, deve essere nominato custode della stessa il sindaco del comune di Cagliari, ente proprietario, autorizzandolo fin da ora e con decorrenza immediata all’esecuzione delle opere di bonifica e di messa in sicurezza delle arre sottoposte a sequestro.

P.Q.M.

Visto l’ art 321 c.p.p.,

  1. Ordina il sequestro preventivo dell’area sita nel comune di Monserrato distinta al NCT al Foglio 4 mappali 1597-1598 (ex 164), 1601-1602 (ex 169), di propriètà del comune di Cagliari ed attualmente ospitante un campo di accoglienza di persone di etnia Rom, in relazione al reato di cui all’art. 256 co.1 e 3 D.Lgs.152/06, commesso da epoca imprecisata ad oggi ad opera di Ignoti..

  2. Nomina custode dell’area il sindaco pro tempore del comune di Cagliari, ente proprietario dell’area, con facoltà di nominare ausiliari delegati nelle operazioni di custodia dell’area in sequestro, autorizzando il custode ad adottare, con decorrenza immediata, ogni iniziativa necessaria ad assicurare la bonifica dei luoghi e la messa in sicurezza dell’area.

  3. Incarica i Carabinieri del NOE di Cagliari di sovraintendere e vigilare sulle operazioni di cui al punto 2) che precede, redigendo relazione scritta da trasmettersi a questo Ufficio a conclusione dei lavori.

  4. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di competenza e per la trasmissione immediata dell’ordinanza in duplice copia al Pubblico Ministero che ne ha fatto richiesta, per l’esecuzione.

Cagliari, 31.5.2012

 

Dott.ssa Maria Cristina Ornano