Cass. Sez. III n. 19884 del 11 maggio 2009 (Ud. 11 mar. 2009)
Pres. Onorato Est. Teresi Ric. De Matteis
Acque. Scarico di pubblica fognatura e responsabilità del Sindaco

Per il disposto dell’art. 51, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n.142, spettano agli organi elettivi (tra cui il sindaco) i poteri d’indirizzo e di controllo (negli stessi rientrando il compito di predisporre presidi necessari per l’assolvimento degli obblighi in materia di tutela ambientale), mentre soltanto la gestione amministrativa è attribuita ai dirigenti. Perciò sussiste la responsabilità del Sindaco quando egli non eserciti efficacemente tali poteri in materia ambientalistica (fattispecie in tema di scarichi in acque superficiali di reflui civili provenienti da rete fognaria comunale)

UDIENZA 11.03.2009

SENTENZA N. 572

REG. GENERALE n.00956/09


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sez. III Penale



Composta dagli Ill.mi Signori


Dott. Pierluigi ONORATO Presidente
Dott. Ciro PETTI Consigliere
Dott. Alfredo TERESI Consigliere
Dott. Margherita MARMO Consigliere
Dott. Luigi MARINI Consigliere


ha pronunciato la seguente


SENTENZA


sul ricorso proposto da De Matteis Emiliano, nato a Taurasi il 10.03.1949, avverso la sentenza del Tribunale di Ariano Arpino in data 30.04.2008 che lo ha condannato alla pena di €.1.000 d\'ammenda per il reato di cui all\'art. 59, comma 1, decreto legislativo n. 152/1999;

Visti gli atti, la sentenza denunciata e il ricorso;

Sentita in pubblica udienza la relazione del Consigliere dott. Alfredo Teresi;

Sentito il PM nella persona del PG dott. Vito D\'Ambrosio, che ha chiesto l\'annullamento senza rinvio della sentenza per essere il reato estinto per prescrizione;


osserva


Con sentenza 30.04.2008 il Tribunale di Ariano Arpino condannava De Matteis Emiliano alla pena di €.1.000 d\'ammenda ritenendolo responsabile di avere, quale sindaco del Comune di Taurasi, effettuato senza la prescritta autorizzazione scarichi di reflui civili provenienti dalla rete fognaria comunale nel fiume Calore.

Proponeva ricorso per cassazione l\'imputato eccependo la nullità della sentenza per l\'omessa revoca del decreto penale di condanna e per la trattazione del processo nonostante l\'assoluta impossibilità del proprio difensore di partecipare all\'udienza del 19.06.2008.

Chiedeva l\'annullamento della sentenza anche per l\'intervenuta prescrizione. Le eccezioni procedurali sono manifestamente infondate perché

• "la revoca del decreto penale di condanna, ex art. 464, comma terzo, c.p.p., è un antecedente immancabile del giudizio di opposizione che si verifica per il solo fatto della sua celebrazione, ope legis e non ope Iudicis" [Cassazione Sezione V n. 38966/2005, RV. 232552];
• la genericità del motivo sul denegato riconoscimento dell\'assoluto impedimento del difensore a presenziare al dibattimento non consente di enucleare una doglianza rilevante nel giudizio di legittimità.

Nel resto il ricorso non è puntuale perchè articola generiche censure che distorcono la sostanza del provvedimento impugnato che, invece, possiede un valido apparato argomentativo del tutto rispondente alle utilizzate acquisizioni processuali.
Il ricorrente lamenta, muovendo rilievi sulla ricostruzione del fatto, che il Tribunale abbia erroneamente motivato l\'affermazione di responsabilità.

L\'assunto non è fondato essendo la motivazione incensurabile perché adeguata e giuridicamente corretta alla stregua della puntuale valutazione dei dati processuali da cui era emerso, alla stregua degli accertamenti degli operanti, che il Comune di Taurasi ha sversato i reflui urbani nel fiume Calore senza alcun preventivo trattamento e senza la prescritta autorizzazione e che l\'imputato, fino alla cessazione della carica di sindaco, non si è proficuamente attivato per l\'attivazione del depuratore comunale, sicché erronea è l\'asserzione difensiva secondo cui egli sarebbe stato condannato soltanto per la sua posizione istituzionale.

Infatti, per il disposto dell\'art. 51, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n.142, spettano agli organi elettivi (tra cui il sindaco) i poteri d\'indirizzo e di controllo [negli stessi rientrando il compito di predisporre presidi necessari per l\'assolvimento degli obblighi in materia di tutela ambientale], mentre soltanto la gestione amministrativa è attribuita ai dirigenti.

Perciò sussiste la responsabilità del Sindaco quando egli non eserciti efficacemente tali poteri in materia ambientalistica.

Correttamente, quindi, è stato ritenuto che tali decisivi elementi, minimizzati nei motivi di ricorso, depongono inequivocabilmente in senso sfavorevole all\' imputato.

La manifesta infondatezza del ricorso, che preclude la possibilità di rilevare e dichiarare sopravvenute cause d\' estinzione del reato [Cassazione SU n. 32/2000, De Luca, RV. 217266], comporta l\'onere delle spese del procedimento e del versamento alla cassa delle ammende di una somma che va equitativamente fissata in €. 1.000.


PQM


La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e della somma di €. 1.000 in favore della cassa delle ammende.

Così deciso in Roma nella pubblica udienza 11.03.2009.

Deposito in Cancelleria il 11.05.2009.